domenica 24 ottobre 2010

Gentile signor Nino Lacagnina,

con questa Email del 14/10/2010, ho il piacere di comunicarLe che con lo scritto Amico mio (Via Chiarosi) Lei si é classificato al primo posto (ex aequo con un altro autore) nel Concorso per il decennale di Sicilia nel Mondo (Sezione Narrativa).

Per la Sua opera la Giuria ha espresso la seguente motivazione:
L’autore interpreta con originalità l’antico e sempre avvincente tema della nostalgia per il passato. E’ struggente il recupero, attraverso la memoria, di persone, luoghi e avvenimenti che, ormai lontani nel tempo, assumono una dimensione mitica.

Dell’esito del Concorso ho già dato la notizia nella home page di Sicilia nel Mondo (www.sicilianinelmondo.com) e nel Blog di Sicilia nel Mondo (www.sicilianelmondoblog.com).

Congratulazioni vivissime e cordiali saluti.
Vincenzo Bonanno

Amico mio (via Chiarosi)

Amico mio, una sera abbiamo parlato d'avvenimenti lontani…del quartiere…di Michele (u nano) … ed io mi sono sentito trasportare nell'atmosfera di quei tempi.
Così ho avvertito l'odore dell'aria settembrina che bagnava la scalinata San Giuseppe, Via Chiarosi, Via Dante; ho udito quel gridato lamento rauco che diceva "carduna … caudi caudi" e le voci che sciorinavano "accattatevi u brodo… na signora Buscemi… Via . Chiarosi… nummaro cinquanta". Immerso nell'atmosfera, ho visto le bianche capre dalle lunghe corna a tortiglione che arrivavano di primo mattino e le donne sulla soglia con le pentole nelle mani nell'attesa del latte appena munto.
Con perfetto sincronismo, come allora, ho ascoltato: " cafè… caudu caudo".
I bambini, di lì a poco, in slip e canottiera, con un gran pezzo di pane in mano e la scodella, erano già pronti per la colazione.
Via Chiarosi a quei tempi brulicava di vita. La maggior parte delle persone abitava ai piani terra, una porta accanto all'altra, da dove ogni mattina uscivano due, tre, cinque, dieci persone.
Nelle sere d'estate, quando si sentivano frinire le cicale e si vedevano le scie luminose delle lucciole, gli adulti sedevano davanti l'uscio e discutevano tra loro mentre noi maschietti giocavamo "o munti", a "muzzuzzù" o alla "cavaddina" e le femminucce alla corda o a "pedi uno, dui, tri, tabbiti, tibbiti e un viscotto".Il quartiere era anche il territorio di Tosca, una cagnetta pezzata di bianco,che si procacciava il cibo visitando tutte le case a turno.Mio fratello Lello l'accoglieva apostrofandola sempre con un appellativo poco garbato perché, in determinati periodi dell'anno, si presentava con un codazzo di cani. Per la Madonna Assunta, la via si vestiva a festa con bandierine di carta crespa di vario colore sospese nell'aria a fili tesi tra una casa e l'altra.
Il simulacro della Madonna era addobbato sapientemente con foglie d'alloro intrecciate, arance, mortella e nespole invernali.
La sera si cantava " a nuvena " e, poi, in coro, s'intonava la richiesta " i ciciri e lu vinu sinnò un ci vignu chiù… o Maria o Maria… viva Maria i i a". La festa si concludeva con la benedizione dell'effige della Madonna, la corsa con i sacchi e la rottura dei "pignatuna" che contenevano " ricchi premi ": bomboloni, caramelle di zucchero e torrone casereccio.
Ti ho anche chiesto, amico, se ricordavi Assunta. Io la ricordo. E' stata la prima persona che ho visto priva di vita distesa sul letto con le vesti bianche attorniata da fiori.
Strano! La ricordo in quello stato, ma non in vita.
Io ricordo anche un'altra Assunta. Lei era bellissima con qualcosa da gitana: occhi bruni, capelli neri lunghi e ondulati, un vitino da vespa e un seno superbo. Io mi struggevo.
La notte la sognavo. Nel sogno tutto era semplice e naturale: l'accarezzavo, la baciavo, e lei ricambiava.
Di giorno, davanti a lei, perdevo ogni baldanza, ero impacciato, sudavo e nulla osavo. Assunta mi provocava.
Una sera c'incontrammo " all'abbrevaturi ". Io ero in uno stato confusionale, rigido. Lei mi baciò, mi prese una mano e se la portò al seno. Io rimasi immobile.
"U stazzoni" era la prateria, la nuova frontiera; tra i campi consumavamo le nostre scorrerie che quando fruttavano, quando la guardia campestre non si accorgeva di noi e non c'inseguiva a cavallo di un mulo per farsi consegnare il maltolto, il bottino consisteva in un paio di mele, fichi o mandarini.
Nella prateria gli scontri a pietrate con quelli di San Francesco erano quotidiani. Alla fine d'ogni battaglia, unica nostra preoccupazione era di camuffare le ferite subite, qualche lacerazione o escoriazione, che ci avrebbero denunciato agli occhi dei padri che, intuendo tutto, saggiamente, per quei tempi, ci avrebbero elargito un sacco di botte. A piscarì" era un incanto; accanto ai "fogli amari canzati" stavano quelli che vendevano le verdi "angiddi" e "i cosi vivi" dell'Imera anch'esso ancora in vita.
Di recente sono tornato in Via Chiarosi; tutto è silenzio e le porte dei vani terra sono serrate. La città si è spostata, ingrandita, ed ha dimenticato i suoi vecchi quartieri.
Se chiudo gli occhi però, io vedo ancora il vecchietto che vende mazzetti di "spicuna", rametti di liquirizia, caccami e nespole invernali: " tutti cosi pi li carusi".
Quanto pioveva allora! La strada lastricata di "basuli di Catania" era sempre bagnata da Settembre a Maggio.
Ogni cosa è cambiata, le stagioni, le persone, il modo di vivere e… le lucciole non esistono più.
ninoelle

domenica 21 febbraio 2010


Incontro con l’autore del 20 Febbraio 2010

Giorno 20 Febbraio 2010, come già annunciato, è stato presentato presso la Biblioteca Comunale Scarabelli di Caltanissetta il romanzo “Da Giza oltre Nut” di Nino Lacagnina.
Unanimi i consensi di tutti i numerosi intervenuti, molti dei quali si sono riconosciuti nelle vesti dei due protagonisti del romanzo e che, anche per pochi attimi, hanno avuto il desiderio, come i protagonisti, di vivere una vita parallela su “Second Life” anche se solo in veste di Avatar.
La brava ed esperta dott/sa Rossana Manganaro, coordinatrice dell’incontro, ha introdotto alla conversazione gli intervenuti dopo aver illustrato la personalità dell’autore.
Impeccabile ed appassionato l’intervento dell’Assessore alla Cultura Dott. Giuseppe D’Anna che con dovizia di particolari ha parlato della descrizione del mondo fantastico di antiche civiltà e degli accadimenti narrati nel romanzo ammettendo che essi lo hanno piacevolmente coinvolto tanto da non aver più abbandonato la lettura sino al completamento di tutto il romanzo.
Colto ed entusiasta l’intervento del Prof. Giovanni Manna –docente di lettere classiche al Liceo Carafa di Mazzarino - relatore ed autore della prefazione – che ha illustrato lo stato emotivo dei protagonisti al cospetto dell’amore quando gli stessi, delusi ed amareggiati per l’emergere di vizi e difetti dei partner in carne ed ossa, decidono di sperimentare l’amore con dei partner cibernetici le cui fattezze fisiche e mentali corrispondono ai desideri reconditi di ciascuno di essi. Può l’amore essere eterno? Anche per un robot programmato solo per piacere e compiacere il partner? L’amore vero, quello tra umani, in cui ben vengano le paure, i dubbi e le incertezze, i brividi e le emozioni, ma tra umani, questo il messaggio ultimo che emerge su tutto nel romanzo.
Il Dott. Candido Di Carlo, infine, – dicitore - con la sua proverbiale capacità ha letto facendo parlare e a volte anche cantare i versi delle liriche “Il mio tempo perduto” e “All’Alba” facenti parte del romanzo.
Ringraziamenti commossi per tutti gli intervenuti sono stati espressi da Nino Lacagnina.

Nino Lacagnina


venerdì 5 febbraio 2010

Un eroe per amico

Un mio grande amico, Paolo Campagna, residente ora a Bologna via Emilia Ponente 28/4, mi ha scritto ricordandomi la nostra grande amicizia che mai ha conosciuto ombre o screzi da quando nacque nel lontano 16 Gennaio 1964 quando, vincitore di concorso pubblico io presi servizio all’Ispettorato del Lavoro di Caltanissetta dove lui prestava servizio da anni.
Sapevo che era stato un mitragliere nella Regia Aeronautica e che durante la guerra, nel Settembre del 1943, era stato ferito da una scheggia alla testa. Lui però di quel periodo mi ha sempre parlato poco e quando lo ha fatto, scherzosamente asseriva di essere un po’ pazzo a causa appunto della scheggia che gli era rimasta nel cervello…
Ora, alla predetta lettera, ha allegato un suo articolo pubblicato sul n.2 della Rivista dell’Aeronautica del Febbraio 2009.
Voglio pubblicare su Internet tale articolo affinchè tutti ricordino sempre quanti fratelli eroi hanno combattuto per loro, per la loro libertà sino anche al sacrificio della propria vita.
Nino Lacagnina


Articolo di Paolo Campagna:
Quelle foto che mi hanno riportato a sessantasei anni fa
(articolo pubblicato nel Febbraio 2009 sul n.2 della Rivista dell’Aeronautica Militare)

Sono Paolo Campagna, che dopo avere frequentato il 24/mo corso di armieri arteficeri a Vibo Valentia e Perugia, fui assegnato al Primo Nucleo Tuffatori di Lonate Pozzolo Aeroporto 113 P.M. 3200.
Mi riferisco a quanto pubblicato sul n.9 della rivista dell’Aeronautica dell’Ottobre 2008 a pagg. 25 e 26 dal titolo “Dal 10 Luglio 1943 Operazione Husky al 3-4 Settembre 1943 operazione Bayrowen.”
Sono uno dei quaranta feriti a causa del rovinoso bombardamento del 13 Luglio 1943 alle ore 14 circa.
Il personale del 102/mo gruppo 209/ma e 239/ma squadriglia, che era di stanza a Tarquinia, il 9 Luglio ebbe l’ordine di trasferirsi all’aeroporto di Isola di Capo Rizzuto (Crotone).
Il trasferimento avvenne con un S.82.
Io, quale armiere, presi posizione nella torretta superiore a difesa dell’equipaggio. Ero orgoglioso di tale compito. Arrivati illesi a Crotone ognuno prese il posto che gli competeva.
Il 10 Luglio 1943 con lo sbarco degli alleati inizia l’immane attività dei nostri piloti e gli infaticabili specialisti non conoscono tregua. Noi tutti eravamo molto stanchi e scoraggiati per le perdite umane (piloti del nostro gruppo) con i quali facevamo vita in comune.
Ricordo che la notte del 12 Luglio fummo svegliati e comandati di recarci in linea di volo presso gli aerei per prepararli alla missione di volo, in quanto sembrava che il nemico stesse abbandonando la testa di ponte; non era così. Il 13 Luglio, per la stanchezza che avevamo, ci sdraiammo a terra e ci assopimmo un po’ma dopo poco
fummo ridestati da un rumore non familiare di aerei in volo, diverso da quello dei nostri aerei. Noi conoscevamo bene il rombo dei motori dei nostri aerei anche se qualcuno nella confusione diceva “sono i nostri che rientrano da una missione” , e altri “no, non sono i nostri”, poi, all’improvviso, sentimmo il noto fruscio delle bombe e spezzoni.
Fu una catastrofe. Io rimasi ferito alla testa da una scheggia per l’esplosione di uno spezzone a poca distanza da dove mi ero sdraiato; rimasi a terra stordito. Quando mi ripresi cercai di aiutare qualche compagno che non poteva muoversi. Arrivarono i primi soccorsi e tra questi il comandante Cenni e il tenente Vecchione. Io ed altri feriti fummo trasportati all’Ospedale civile di Crotone. Vicino a me tutto insanguinato c’era l’aviere scelto motorista Mininni Antonio, ferito ad una spalla e alla schiena. Fummo curati amorevolmente da tutto il personale medico e paramedico.
Ricordo che la scheggia estrattami dalla testa mi fu consegnata dal cappellano dell’Ospedale e da ollora la tenni con me in ricordo sino a qualche anno fa quando la persi con gran rammarico.
Alla vista delle foto, pubblicate a pag. 26 della rivista, del Comandante Cenni e del Tenente Moglia, ho avuto un sussulto; mi affiorarono alla mente tanti ricordi e in particolare il primo volo di addestramento a bordo di uno Stukas J87 con il Tenente Moglia il 22 Dicembre 1942 quando eravamo di stanza all’Aeroporto di Lonate Pozzolo ( vedi fotocopia del libretto di volo che sono riuscito a custodire). Alla vista di quelle foto ho provato una emozione indescrivibile anche perché il primo volo è come il primo amore:NON SI SCORDA MAI.
Mi ritorna in mente quando, il giorno successivo al ricovero in Ospedale, è venuto a trovarci il Comandante Cenni in compagnia del Tenente Vecchioni per portare una parola di conforto a tutti i feriti del 102/mo Gruppo – 209/ma e 239/ma squadriglia
chiedendo ad ognuno se avessimo bisogno di qualcosa.
Quella, fu l’ultima volta che vidi il Comandante Cenni.
Paolo Campagna



mercoledì 3 febbraio 2010

Sabato 20 Febbraio 2010 alle ore 17,30 verrà presentato alla Biblioteca Scarabelli di Caltanissetta il romanzo “Da Giza oltre Nut” di Nino Lacagnina con prefazione del Prof Giovanni Manna da Gela.
La storia descritta è ambientata nel 2020, in un futuro prossimo.
Protagonisti sono un uomo ed una donna non più giovani che scoprono su Internet “Second Life” un programma che in atto furoreggia e che da la possibilità a ciascuno di vivere, in qualità di Avatar, (alter ego di se stesso ) una seconda vita virtuale da contraporre a quella che realmente sta vivendo possibilmente con un partnet non più amato e gelosissimo.
Su tale sito ha una sede la “Compagnia Internazionale Prodotti Cibernetici ad alta Affidabilità” che programma e costruisce robot del tutto simili agli esseri umani ma molto più belli e privi di difetti.
Tali robot possono essere costruiti e programmati con caratteristiche fisiche e mentali volute dall’acquirente.
Detto fatto, i due protagonisti, che ancora neanche si conoscono, acquistano ciascuno, per proprio conto, un robot- partner che va a sostituire il partner vero, in carne e ossa. La convivenza che segue tra l’umano e il robot è idilliaca poiché il partner robot è esattamente come vuole l’acquirente, non è geloso, ama predutamente il partner ma non in modo ossessivo ed esclusivo e i suoi interessi sono solo quelli di rendere felice il partner-padrone.
Il destino però vuole che i due protagonisti s’incontrano in una terra magica, l’Egitto. Qui scocca la freccia di Cupido e i due s’innammorano e riscoprono il vero amore tra umani che non è rassicurante e confortevole come quello tra umani e robot, ma ha una caratteristica fondamentale irrepetibile: è vero ed è tra umani.
Dalla mente dei robot allora viene cancellata la memoria di amanti e i due vongono nuovamente programmati per essere una perfetta dama di compagnia l’una e un perfetto maggiordomo- segretario l’altro.
Seguono numerose avventure compresa quella di un incontro con extraterrestri che, dall’aspetto di Horus, spiegano che loro si trovano sulla terra da millenni, che hanno contribuito a far progredire la razza umana dalle condizioni di uomo sapiens al nostro tempo caretterizzato dalle conquiste spaziali alla nanotecnologia modificando il genoma di noi terrestri.
Potrei continuare a descrivere tutti gli ulteriori accadimenti ma ritengo che essi potranno essere scoperti con maggiore soddisfazione da tutti coloro che si cimenteranno a leggere questo libro.
Nino Lacagnina

sabato 5 settembre 2009

Nuccia Grosso Azzaro


A Nuccia
Ciao Nuccia,
anche tu,
purtroppo,
ci hai lasciato
ed io
col cuore gonfio di tristezza,
nell’indirizzarti
alla mia Città delle Meraviglie,
quella posta a destra della costellazione di Orione,
dove sostano gli amici comuni
e gli artisti più cari,
con le parole di quella mia poesia
che tanto amavi
ti dico
- ci manchi
Si
ci manchi
con la tua verve
con la tua allegria
il tuo amore per la verità
che spesso ha dato fastidio ai notabili tutti.
In tuo onore
ti recito
ancora una volta quella poesia:

“Mi manchi all’alba
quando il rosso riverbero del sole annuncia
il nuovo giorno.
Mi manchi la notte
quando il cielo stellato racconta
la sua vita millenaria.
Mi manchi quando,
dopo una giornata assolata,
tramontato il sole, si scuote la brezza.
Mi manchi sempre…
come l’acqua alla gola arsa del carovaniere,
il fuoco scoppiettante
al crochard nelle notti d’inverno,
Il dolce seno materno al bimbo
e la fresca rugiada ai fiori.
Mi manchi.”
Ciao ninoelle 4 Settembre 2009






mercoledì 22 aprile 2009

Il mio tempo perduto


Ieri, 22 Aprile 2009, in una riunione familiare ho letto una delle mie ultime poesie dal titolo
"Il mio tempo perduto" che è un inno alla dolcezza degli splendidi sorrisi dei miei nipoti Alessandra e Marco e Andrea Lacagnina.

Il mio tempo perduto
La mattina,
quasi sempre,
dalle sei alle sei ed un quarto,
sintonizzatomi su RAI uno,
mi faccio catturare
dal tempo perduto,
il mio tempo perduto,
quello di quando avevo
diciotto venti anni,
quando in Italia
si gridava al miracolo economico
e per le strade ruggiva la contestazione
che prometteva di rinnovare il mondo
migliorarlo,
ripulirlo dallo sfruttamento,
i sopprusi,
le ingiustizie,
ed io,
figlio piccolo borghese del mio mondo di periferia,
assaporavo le canzonette
accompagnate dall'orchestra di Cinico Angelini
che suonavano le note:
tu sei romantica
amica delle nuvole...
questa piccolissima serenata
con un fil di voce...
amare un'altra dopo te...
nel blu dipinto di blu
e volare, volare felici...
Ma non so propria
cos'altro avrei potuto fare
oltre a sognare
di trovare una sistemazione
e mettere su famiglia...
Ma sì,
avrei potuto contestare,
prendere a simbolo
l'immagine di Che Guevara,
immortalata da quella foto
scattata da Alberto Korda
e poi,
poi,
come quasi tutti gli altri,
per recuperare il tempo perduto,
avrei cercato e trovato
una sistemazione,
mi sarei sposato,
messo su famiglia,
cresciuto i figli.
Ma propria questo ho fatto,
non ne sono particolarmente fiero,
non perchè in cio'
c'è qualcosa di disdicevole,
ma perchè
non ho mai veramente sognato,
sperato,
impegnato con alti ideali.
Ma se guardo
i miei dolci nipoti,
Alessandra e Marco
e il mio ultimo nipotino,
Andrea ,
magnifico bimbo di sei mesi,
che ora inizia a balbettare
pà, mà, pà...
allora dico
che non ho perso tempo,
e questa certezza me la danno
i loro splendidi sorrisi.
Ninoelle


martedì 31 marzo 2009

Giovanni Manna da Gela

Sintesi del discorso del Prof. Giovanni Manna, docente di lettere classiche al Liceo Carafa di Mazzarino, pronunciato in occasione della presentazione del libro "Un fiore di Loto nel Bahr Belà Mà" di Bromelia e nino Lacagnina giorno 27 Marzo 2009 presso la chiesetta San Biagio di Gela.
Alla cerimonia hanno partecipato inoltre, Andrea Cassisi presidente del Centro di Cultura e Spiritualità Cristiana "Salvatore Zuppardo", Sandra Bennici Assessore alla Cultura Del Comune di Gela e Luciano Vullo già Dirigente Scolastico Ex Assessore All'Istruzione del Comune di Gela- autore della prefazione al libro.

Un fiore di loto nel bahr belà ma, ovvero la poesia nel tempo di internet.
Una Musa virtuale, i post di blog che diventano ricettacoli poetici, una giornalista che diventa inconsapevole investigatrice a causa di una scoperta imprevista, e -proprio in quanto imprevista e per di più misteriosa- affascinante. La poesia tradizionale non veniva scritta sui post né conosceva le modalità di uso e fruizione dei cosiddetti ‘blog’. Però i tempi sono cambiati, la tecnologia oggi permette di conoscersi, magari anche perdersi per poi rincontrarsi. E soprattutto permette l’annullamento delle distanze geografiche. Un fiore di loto in mezzo ad un grande mare senza acqua: il titolo è enigmatico e carico di significati. Secondo l'antica cosmogonia egizia, da un fiore di loto nacque Ra, l’antico Dio-sole venerato dagli egiziani: il dischiudersi del bocciolo di loto illuminò di luce divina le acque limacciose di quello che era indicato come “Caos Informe”. Da quel momento non vi fu più solo Caos ed Oscurità. Il fiore di loto è uno dei simboli più frequenti anche nell'iconografia indù. A rappresentare ciò da cui nasce il tutto e da cui il tutto prende vita, nella simbologia etrusca vi è un fiore ad otto petali, comunemente associato al fiore di loto. Il loto, dunque, rappresenta l'auto-creazione, la nascita della terra dal caos e, nello stesso tempo, la luce e l'ordine, l'aspetto evolutivo del mondo e degli uomini.
Oggi bisogna parlare non più di distanze fisiche, quanto di distanze dei sentimenti e della passione. Alì e Lhiao, i due protagonisti -o meglio gli autori di quella lunga sequenza di post che costituisce la parte portante del libro- sono emblema di due mondi lontani tra loro ma ravvicinati dalla tecnologia. E dalla passione. Le distanze sono annullate da un continuo desiderio di ritrovarsi, di non perdere le tracce di sé e della persona amata, che poi la persona amata è il tempo, e il tempo è la persona amata, in questo continuo ed infinito rincorrersi di sentimenti che stanno fuori il tempo e fuori lo spazio.
Vanno riconsiderati i concetti di luogo fisico-geografico e di tempo: la tecnologia aiuta ad avvicinare gli spazi. L’America, la Cina, il deserto africano: tutti uniti in un’unica prospettiva, in una proiezione collocata in un futuro indeterminato. La storia d’amore si situa non tanto per recuperare uno spazio ma il tempo. Il deserto, questo mare senza acqua, come simbolo dello smarrimento; la perdita del senso, la perdita della traccia di sé e della persona amata.
Alì e Lhiao non vogliono recuperare uno spazio che non c’è: vogliono recuperare un tempo, un tempo in quanto tale. La ricerca della giornalista Alysia riporta alla luce questa storia, una storia espressa dai loro versi, emozioni che vibrano fuori dalla cronologia, versi raccolti nelle copie dei post lasciati sui blog. Post e blog, due termini che oggi non sono più così sconosciuti, ma pur sempre termini molto recenti, figli dell’informatica e di internet in partico. Un blog è un sito internet in cui l'autore scrive periodicamente come in una sorta di diario on-line. Attraverso i blog c’è la possibilità di pubblicare documenti su Internet. Documenti, oppure poesie. Immagini, oppure afflati lirici.
Questa storia si svolge in 5 capitoli, quanti sono i fascicoli di fogli stampati che contengono i post che la giornalista trova un po’ per caso rovistando nel garage della casa di una sua zia materna. La curiosità della giornalista coincide con la curiosità di noi lettori che aumenta man mano che leggiamo questi misteriosi post tutti firmati. L’amore, travolgente, tra Alì e Lhiao si perde mentre visitano un grande magazzino, a Shangai. Cominciano a scrivere poesie sui blog, senza essere in contatto tra loro. Non si ritrovarono più. O forse sì? Chissà…
Giovanni Manna
dekaton@hotmail.com